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Il Centro effettua l’accoglienza degli animali in difficoltà tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30

Il recupero della fauna esotica si è oramai dimostrato un problema di rilevanza internazionale, essendo generato fondamentalmente dal commercio e dai contatti tra paesi lontani.

Si tralascia naturalmente in questa sede di accennare al problema del commercio di animali esotici, con tutte le sue implicazioni etiche, ecologiche e legali, in quanto sono di precipuo interesse degli organi competenti (servizio CITES del CFS). Ciò di cui il CRFE invece specificatamente si occupa è la risoluzione del problema, qualora esso si ponga all’attenzione.

Le attività del CRFE sono in buona parte sovrapponibili a quelle del CRFS e il protocollo di accoglienza, pronto soccorso veterinario, incenerimento, rendicontazione mantengono lo stesso iter; qui è necessario aggiungere l’attività di allevamento che si rende necessaria dal momento che la fauna esotica non può ovviamente essere rilasciata in ambiente selvatico. Si pone quindi all’attenzione il problema di utilizzare detta fauna per scopi scientifici, di conservazione della biodiversità, di allevamento ed esposizione a scopo didattico qualora le normative e l’indole dell’animale lo consentano: ciò ha portato alla ideazione del Rettilario del Museo che è appunto chiamato a svolgere anche il ruolo di accoglienza fauna esotica. Gli aspetti che l’OFP è chiamato, attraverso il CRFE, a risolvere sono:

a) innanzitutto una difficoltà di carattere intrinseco: come si debba considerare l’animale accidentalmente o volontariamente introdotto in un ambiente non adeguato. L’animale considerato come singolo essere vivente è portatore della necessità stessa di esistere, con il conseguente diritto ad una vita dignitosa in un ambiente favorevole. Da ciò discende un problema etico che impedisce la soppressione di un animale che non ha deliberatamente scelto di spostarsi, ma è stato artatamente introdotto dall’uomo, soprattutto poi se non vi è nessuna ragione di ordine pubblico o sanitario. L’abbandono di un esemplare di fauna esotica generalmente lo condanna a morte, essendo l’animale quasi sempre di origine tropicale, con caratteristiche climatiche completamente differenti dalle nostre e con richieste alimentari che difficilmente potrebbe soddisfare, per cui è stato necessario istituire un Rettilario che offra agli animali in questione una dimora perfettamente corrispondente al loro habitat naturale.

b) Un altro aspetto di rilievo derivante dall’introduzione di fauna esotica nasce da quegli animali che, adattatisi al nostro ambiente, hanno stretta consanguineità con i selvatici autoctoni, tanto da consentire loro di ibridarsi. L’ibridazione tra popolazioni selvatiche della stessa specie che per motivi naturali vengano in contatto è un fattore che generalmente crea i presupposti per una maggiore vitalità della nuova popolazione, mentre, qualora il contatto sia artificiale (come appunto l’introduzione antropica di animali alloctoni), l’ibridazione porta ad una perdita di diversità. È appena il caso di citare il caso della tartaruga terrestre Testudo hermanni, presente nel Salento (anche se ormai rarissima) con la sottospecie nominale hermanni; a questa da diversi anni si stanno affiancando esemplari balcanici della sottospecie boettgeri, che si ibridano con hermanni e producono generazioni fertili. Ciò potrebbe portare alla estinzione locale della nostra sottospecie con perdita appunto di biodiversità.

Anche in questo caso, in maniera prammatica, il CRFE si offre per accogliere le specie esotiche e al contempo studia dei programmi di selezione, allevamento, riproduzione e reintroduzione in ambiente selvatico delle specie selvatiche a rischio di estinzione locale anche a causa di ibridazione.

c) Un terzo ambito di intervento del CRFE è offerto dal rischio di occupazione di nicchie ecologiche non libere. Anche in questo caso alla base vi è l’introduzione antropica di specie esotiche che sono non solo in grado di adattarsi al nostro ambiente selvatico, ma lo fanno con tale successo che vincono la competizione con specie locali eliminandole. Un esempio tristemente famoso riguarda l’introduzione delle tartarughe palustri di origine nord americana, che sono in grado in pochi anni di soppiantare le popolazioni di Emys orbicularis. L’evenienza è stata purtroppo registrata un po’ in tutta Italia, mentre proprio il Salento, grazie alla continua opera di sensibilizzazione del CRFE, sembra essere un’area non interessata.

A tale proposito si ricorda il progetto “Trachemys pro Emys”, che prevede appunto l’accoglienza delle specie esotiche di tartaruga palustre, il loro allevamento in vasche separate per sesso per impedirne la riproduzione e, d’altra parte, il monitoraggio delle popolazioni di Emys orbicularis, la cura di esemplari malati, la diffusione a scopo di sensibilizzazione dell’informazione sull’importanza di non abbandonare tartarughe negli stagni e dell’importanza di preservare gli ambienti selvatici dove si riproduce E. orbicularis. Il successo di questo ormai decennale progetto è dimostrato proprio dal fatto che il CRFE accoglie centinaia di tartarughe esotiche e dal fatto che le popolazioni selvatiche salentine di E. orbicularis sono tutte vitali ed in salute.

Lo stesso sistema appena esemplificato viene naturalmente applicato in ogni caso in cui vi sia il rischio di perdita di biodiversità, con modalità accuratamente studiate volta per volta.

Il caso, per esempio, del camaleonte non rientra in questo tipo di intervento, poiché ha occupato una nicchia ecologica vuota, senza danneggiare nessun animale autoctono, ciò nonostante, il CRFE si interessa comunque attivamente alla sua salute, all’accoglienza degli esemplari rinvenuti in luoghi pericolosi per la sua incolumità (per es. per strada), alla successiva reintroduzione nei luoghi in cui si riproduce.