Costellazioni Invernali

Con il mese di Gennaio continua il periodo migliore di osservabilità delle costellazioni invernali.
Le Costellazioni autunnali, povere di stelle brillanti e non sempre facilmente identificabili dal neofita, Capricorno, Acquario, Pesci, si avviano definitivamente al tramonto nel cielo di Sud-Ovest, sostituite a Sud-Est dall’inconfondibile costellazione di Orione, con al seguito il Cane Maggiore con la brillantissima Sirio, e il Cane Minore, dal Toro e dai Gemelli.
In queste costellazioni si può individuare “l’esagono” i cui vertici sono rappresentati dalle stelle più luminose dell’intera volta celeste boreale, partendo da Sirio nel Cane Maggiore, si raggiunge Rigel il piede di Orione e così via raggiungendo la rossa Aldebaran l’occhio insanguinato del Toro, Capella nell’Auriga, Castore nei Gemelli e Procione nel Cane Minore, molto ben appariscente, altresì, il “Triangolo Invernale” i cui vertici sono rappresentati dalla supergigante rossa Betelgeuse, da Procione e da Sirio.

Orione la più bella costellazione invernale è caratterizzata dalle tre stelle della “cintura” ALnitak, Alnilam e Mintaka, e dai luminosi astri Betelgeuse, Rigel, Bellatrix e Saiph che ne disegnano la figura. Con piccoli strumenti (è sufficiente anche un buon binocolo) non è difficile individuare la celeberrima e omonima Nebulosa (M42) situata nella spada, poco al di sotto della cintura.
Per alcune ore dopo il tramonto è ancora possibile osservare ad Ovest alcune costellazioni che abbiamo potuto seguire durante tutto il periodo autunnale: il Grande Quadrato di Pegaso, Andormeda con l’omonima galassia, Perseo, la minuscola costellazione del Triangolo, accanto all’altrettanto piccola costellazione Zodiacale dell’Ariete. Dalla parte opposta del cielo, in tarda serata si potrà assistere al sorgere del Cancro e, successivamente, del Leone.
A Nord le costellazioni circumpolari compongono un cerchio ideale intorno all’Orsa Minore, con all’estremità la Stella Polare, in senso antiorario possiamo riconoscere Cassiopea, Cefeo, il Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.

I Pianeti nel Mese di Dicembre 2018

Purtroppo, eccetto il Pianeta Rosso Marte, nessun’altro pianeta sarà osservabile ad occhio nudo in orari comodi nel mese di Dicembre.

La Luna, le fasi lunari e il Sole

In una pagina a parte segnaliamo nei minimi dettagli l’evento astronomico del mese di Gennaio, l’Eclisse Totale di Luna, che però avverrà in un orario non proprio comodissimo per i neofiti, infatti avverrà in orario pre-mattutino a partire dalle ore 03,36.

La Cometa 46P Wirtanen

Continua la visibilità anche nel mese di Gennaio della cosiddetta “Cometa di Natale” la 46P Wirtanen, infatti dopo il suo atteso passaggio alla minima distanza dalla Terra, la cometa si sta allontanando, rimanendo comunque un notevole oggetto degno ancora della massima considerazione. La cometa si muoverà dalla Lince verso l’Orsa Maggiore diminuendo gradualmente l’impressionante moto proprio dello scorso ese,
mantenendosi circumpolare per tutto gennaio e quindi proficuamente osservabile per tutta la durata della notte astronomica.

Lo sciame meteoritico delle Quadrantidi, le prime stelle cadenti dell’anno

Ogni inizio anno è caratterizzato dal manifestarsi più o meno discreto dello sciame delle Quadrantidi, il cui nome deriva dalla obsoleta costellazione del Quadrante Murale (introdotta da Lalande nel 1795 e poi abolita nel 1922) che un tempo occupava la regione situata nella parte nordorientale del Boote. Questo sciame meteorico è generalmente attivo tra il 28 dicembre e il 12 gennaio. Il massimo
dell’attività si avrà quest’anno verso le 3:20 del 4 gennaio. Purtroppo la durata del picco è piuttosto breve, appena 4 ore in totale (mediamente), cosa che ci costringerà a una osservazione in notturna. Le condizioni di osservabilità saranno ottimali,
dato che la Luna raggiungerà la fase di Nuova il giorno 6 gennaio. A quell’ora il radiante, che è circumpolare, sarà visibile a nordest, alto già circa 36°, quindi in ottima posizione per l’osservazione. Le Quadrantidi hanno in genere una velocità di
circa 40 km/s, e le tracce, di colore prevalentemente blu, sono discretamente brillanti
(anche se molte sono telescopiche). Mediamente lo ZHR è di 70, ma l’attività prevista per quest’anno è di tutto rispetto: ZHR = 120.

21 Gennaio 2019 – La notte della SUPERLUNA ROSSA

In un orario non proprio comodissimo come l’ultima eclisse di Luna del 27 Luglio scorso che fu accompagnata dalla contemporanea “grande opposizione” di Marte, (in una eccezionale congiunzione che tutti abbiamo potuto ammirare), quella del 21 Gennaio 2019 sarà un’altra spettacolare eclisse totale visibile in tutta Italia, in un orario però adatto agli amanti delle ore pre-mattutine.
Infatti la prima fase penumbrale dell’eclisse avverrà a partire dalle ore 03,36; inizio dell’entrata nell’ombra alle ore 04,33 e l’inizio della totalità alle ore 05,41; il massimo dell’eclisse avverrà poco prima dell’alba alle ore 06,12, come ben descritto nella seguenti immagini:

Un eccezionale fenomeno astronomico, (il prossimo visibile in Italia sarà fra 10 anni: il 20 dicembre del 2029), quindi gli amanti di questo genere di fenomeni, non potranno perdere l’occasione di godere della visione della “Luna Rossa” e al tempo stesso di immortalarlo.

Per meglio osservare il fenomeno bisognerà individuare una location con l’Ovest sgombro di alberi, muri, case e quant’altro che possano impedirne appieno la visione, poiché la fase massima della eclisse avverrà molto bassa, circa 20 gradi di altezza rispetto all’orizzonte Ovest

La Costellazione del Mese Orione

Il Cielo invernale è dominato dal grande cacciatore Orione una costellazione molto ricca di stelle brillanti e oggetti interessanti. Le stelle principali di Orione sono molto simili come età e caratteristiche fisiche, cosa che suggerisce che abbiano avuto un’origine comune (Betelgeuse è un’eccezione a questa regola). In effetti, l’intera costellazione di Orione è molto utile per trovare altre stelle. Estendendo la linea della Cintura verso sudest, si può trovare Sirio (α Canis Majoris); verso nordovest, Aldebaran (α Tauri). Una linea verso est che attraversa le due spalle indica la direzione di Procione (α Canis Minoris). Una linea da Rigel verso Betelgeuse punta a Castore e Polluce, α e β Geminorum.ona di formazione stellare.
La costellazione di Orione è famosa per contenere il più noto e studiato complesso nebuloso molecolare del cielo, in cui hanno luogo importanti fenomeni di formazione stellare; esso ospita la gran parte degli oggetti più conosciuti della costellazione.
A sud della Cintura di Orione c’è la sua spada, che consiste delle stelle multiple θ1 e θ2 Orionis, chiamate il Trapezio, e la vicina Nebulosa di Orione (M42). La nebulosa è un oggetto molto brillante, che già ad occhio nudo può essere distinta come di natura ben diversa da una stella.

Nelle due immagini la Grande Nebulosa di Orione, a sinistra il “trapezio” ripreso dal Socio Tommaso Stella mentre a destra un bel grande campo della regione della stessa nebulosa ripresa dal Socio Fernando De Ronzo.

Poco a sud dell’asterismo della Cintura di Orione, nei pressi di ζ Orionis, si trova una nebulosa oscura, scoperta nel 1655, non visibile ad occhio nudo, la celeberrima Nebulosa Testa di Cavallo(B33); si tratta di un addensamento oscuro che si sovrappone alla linea di vista di una nebulosa chiara, catalogata come IC 434 e situata ad est di σ Orionis.

Oltre a questi oggetti famosi, la costellazione è ricca di piccole nebulose, tra le quali spicca M78, pochi gradi ad est della Cintura. Tutto intorno all’asterismo si estende infine un grandissimo anello di nebulosità, chiamato anello di Barnard e non visibile con piccoli strumenti.

A sinistra il complesso nebulosa IC434 una vasta regione HII poco distante dalla stella Alnitak, al centro si riconosce la Nebulosa oscura B33 Testa di Cavallo, l’immagine è stata realizzata dal Socio Salvatore Cozza di Santa Cesarea (LE)

M78 è un’altra bella nebulosa ubicata poco distante dalla Cintura di Orione, una delle nebulose più brillanti del cielo, l’immagine è stata realizzata dal Socio Angelo Demauro di Carosino (TA)

La Cintura di Orione

Le stelle che compongono la Cintura sono Alnitak, Alnilam e Mintaka (ζ, ε e δ Ori). Queste tre stelle brillanti messe in fila permettono di individuare con facilità nel cielo invernale la costellazione di Orione, figura dominante nei cieli invernali Il loro allineamento è però solo apparente, dovuto alla loro posizione rispetto alla Terra: Alnitak dista 820 anni luce, Alnilam 1340 e Mintaka 915.
Proseguendo la direzione della cintura verso l’alto si arriva all’ammasso delle Pleiadi. Mentre proseguendo tale linea verso il basso si arriva a Sirio, l’alfa del Cane Maggiore e la stella più luminosa del cielo.
Nella tradizione cinese, la cintura di Orione è chiamata San Xing (letteralmente i tre astri). Le tre stelle rappresentano delle divinità, i cui nomi sono Lu Xing (astro della prosperità), Fu Xing (astro della buona sorte) e Shou Xing (astro della longevità).
in basso a sinistra si può intravedere il complesso nebuloso IC434 in cui spicca la famosa Nebulosa Testa di Cavallo e la nebulosa Fiamma.
L’immagine a grande campo è stata realizzata dal Socio Fernando De Ronzo

Affianco un’altra bella nebulosa visibile nella costellazione di Orione, si tratta della NGC2024 la Nebulosa Fiamma, una fra le più spettacolari nebulose a diffusione osservabili. La distanza dal nostro sistema solare è stimata fra i 900 ed i 1500 anni luce quindi è solo prospetticamente vicina ad Alnitak a circa 800 a.l. e non essendo responsabile dell’illuminazione di questa magnifica struttura.
La parte centrale della foto che vedete è costituita da nubi oscure che, impedendo il passaggio della luce di un ammasso stellare restrostante, regalano questa forma così comunemente terrestre alla nebulosa
Immagine realizzata dal Socio Tommaso Stella di Taranto

Anello di Barnard (Barnard Loop)

94. è una nebulosa a emissione situata nella costellazione di Orione. È parte della Grande nube molecolare di Orione che contiene anche il La nebulosa Oscura Testa di Cavallo e la brillante nebulosa di Orione .
Prende la forma di un grande arco centrato approssimativamente sulla nebulosa di Orione. Si pensa che le stelle all’interno della nebulosa di Orione siano le responsabili della ionizzazione della nebulosa stessa.
Si estende su circa 600 d’arco, che coprono gran parte della Costellazione di Orione.
L’Anello di Barnard viene reso visibile zolo con fotografie a lunga esposizione, anche se gli osservatori sotto un cielo molto buio possono essere in grado di vederlo ad occhio nudo.
Stime recenti la pongono ad una distanza di 518 anni luce  con una estensione da 100 o 300 anni luce.
Si pensa abbia avuto origine in un’esplosione di supernova circa 2 milioni anni fa.
Anche se questa nebulosa debole certamente è stata osservata dagli astronomi precedenti, prende il nome del pionieristico astrofotografo E. E. Barnard che la fotografò per primo e ne pubblicò una descrizione nel 18
L’Immagine è stata realizzata dal Socio G.A.S. Giuseppe Martina, di San Cesario (LE) che l’ha ripresa il 2 Dicembre 2016 presso Santa Cesarea Terme (LE). La foto è la somma di 70 frames da 70 sec a 800 Iso, calibrati con dark, flat e offset/bias, ripresi con la Canon 40D FF, obiettivo 50mm F4 su montatura Eq4 motorizzata Ar.

MITOLOGIA

Secondo il mito, Orione era figlio di Poseidone, il dio del mare, ed Euriale, figlia del re Minosse di Creta. Poseidone diede a Orione il potere di camminare sull’acqua. Omero nell’Odissea descrive Orione come un gigantesco cacciatore, armato di un bastone indistruttibile di duro bronzo. In cielo i cani del cacciatore (le costellazioni del Cane Maggiore e del Cane Minore) lo seguono dappresso, all’inseguimento della Lepre

La costellazione di Orione nella sua interezza dal Socio Fernando De Ronzo
Sull’isola di Chio, Orione corteggiò Merope, figlia del Re Enopione, apparentemente senza successo, dato che una notte, reso spavaldo dal vino, cercò di violentarla. Per punirlo, Enopione lo fece accecare e lo bandì dall’isola. Orione si diresse a nord verso l’isola di Lemno dove Efesto aveva la sua fucina. Efesto s’impietosì alla vista di Orione cieco e gli offrì come compagno e guida uno dei suoi assistenti, Cedalione. Con il giovane sulle spalle, Orione si diresse a est verso il punto in cui sorgeva il sole, dove, a detta di un Oracolo, gli sarebbe stata restituita la vista. E infatti quando all’alba i raggi prodigiosi del Sole caddero su quegli occhi spenti, Orione miracolosamente ebbe resa la vista.

Una versione, quella raccontata sia da Eratostene che da Igino, sostiene che Orione si vantasse di essere il più abile dei cacciatori. Egli disse ad Artemide, la dea della caccia, e alla madre di lei, Latona, che poteva uccidere qualsiasi bestia sulla Terra. La Terra fremette d’indignazione e da una spaccatura del terreno fece uscire uno scorpione che punse a morte il gigante presuntuoso. Orione e lo scorpione (la costellazione dello Scorpione) furono sistemati su lati opposti del cielo, in modo che mentre lo Scorpione sorge a est, Orione fugge sotto l’orizzonte a ovest. “L’infelice Orione teme ancora di essere ferito dal pungiglione velenoso dello scorpione”.

La Foto del Mese

ph: NICOLA CALABRESE di San Giorgio Ionico

La Nebulosa Granchio è un resto di supernova visibile nella costellazione del Toro. Scoperta nel 1731 da John Bevis, la nebulosa è il primo oggetto del catalogo di oggetti astronomici pubblicato da Charles Messier nel 1774. La nebulosa, oggi vasta più di sei anni luce, è formata dai gas in espansione espulsi durante l’esplosione della Supernova 1054; i gas si stanno espandendo alla velocità di 1 500 km/s.
La supernova che la produsse fu osservata per la prima volta il 4 luglio 1054 e venne registrata dagli astronomi cinesi e arabi dell’epoca; la sua luminosità era tale che la magnitudine apparente dell’evento fu compresa tra −7 e −4,5, tale da renderla visibile ad occhio nudo durante il giorno, sorpassando la luminosità apparente di Venere.La Nebulosa Granchio si trova a circa 6 500 a.l. dal sistema solare; perciò l’evento che l’ha prodotta è in realtà avvenuto 6 500 anni prima del 1054, cioè circa nel 5400

a.C. Alle lunghezze d’onda della luce visibile la Nebulosa Granchio appare come un insieme di filamenti di forma ovaleggiante), che circonda una regione centrale di colore bluastro; in tre dimensioni, si crede che possegga una forma simile ad uno sferoide. I filamenti sono ciò che resta dell’atmosfera della stella progenitrice, scagliati nello spazio dall’esplosione in supernova, e sono formati principalmente da elio e idrogeno ionizzati, assieme a piccole percentuali di carbonio, ossigeno, azoto, ferro, neon e zolfo.

Pose e tempi: 70 x 180″ – 3h 30m
DARK, FLAT e BIAS: 35
Gain: 230
Temperatura sensore: -15°C
Filtri: IDAS V4
Telescopio principale: C8 f/10 – 2000mm
Telescopio guida: ZWO 60/280
Camera di ripresa: ZWO Asi 294 mcc pro
Camera di guida: ZWO Asi 224 mc
Acquisizione: 11 Dicembre 2018 con SharpCap, elaborata con Pixinsight e Photoshop cc